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Sono 272 gli impianti di trattamento delle acque di prima pioggia in esercizio, distribuiti lungo le tratte autostradali di competenza, funzionalmente progettati per la captazione d’inquinanti eventualmente presenti sulla superficie della carreggiata autostradale: essi vengono costantemente monitorati e sono oggetto d’interventi di manutenzione e pulizia.

Tutti gli impianti di recente installazione (A28, A34 ed in A4 sul tratto della terza corsia) sono inoltre dotati di sistema di monitoraggio della funzionalità.

In caso di particolari eventi incidentali che possano comportare lo sversamento d’ingenti quantità di sostanze pericolose in carreggiata, è possibile effettuare sezionamenti delle linee di deflusso delle acque meteoriche, confinando l’inquinante nelle condotte stesse o all’interno degli impianti di trattamento.

Nuovi impianti con la terza corsia
Con la costruzione della terza corsia della A4 sono stati attivati finora 154 impianti. Quando si costruiscono nuove infrastrutture è fondamentale rispettare il principio di invarianza idraulica. Che cosa si intende? Significa che nella rete, a valle della superficie che si impermeabilizza va mantenuta la stessa portata che transitava prima della trasformazione del suolo, quando il terreno svolgeva la sua funzione di assorbimento. Per questo, lungo la rete di Autovie, sono stati realizzati questi bacini idraulici con il fondo impermeabilizzato per raccogliere appunto le acque in surplus. Prima di raggiungere questi bacini, l’acqua segue un percorso preciso e definito che prevede più fasi di depurazione. Attraverso i fossi di guardia o delle canalette di cemento (a seconda del progetto) l’acqua giunge in una di vasca di cemento armato dove, in una prima fase sedimenta sul fondo le parti solide trasportate – polveri sabbie e detriti – e, successivamente, passando attraverso dei filtri a coalescenza, subisce un trattamento di disoleazione in cui oli e idrocarburi vengono separati.  A questo punto l’acqua riempie i bacini idraulici e infine, tramite una stazione di sollevamento, costituita da pompe di piccola taglia, viene reimmessa nel reticolo idrografico con la portata caratteristica della superficie prima dell’impermeabilizzazione.

Il sistema di controllo da remoto
Tutti i bacini presenti lungo la rete sono monitorati da remoto da un sofisticato software. Dotati di sensori, gli impianti inviano appositi segnali che permettono di identificare lo stato dell’area, sia in condizioni normali che in caso di malfunzionamento. Il software elabora costantemente i dati ricevuti consentendo appunto di controllare gli impianti da remoto. In caso di un guasto o di un’anomalia (motore non funzionante, livello massimo di riempimento raggiunto, pompa che non funziona) si accende un alert sul pannello di controllo e il tecnico può così intervenire immediatamente per ripristinare eventuali parti danneggiate. Un altro comando, molto utile, è quello che consente di azionare da remoto la chiusura della paratoia posta all’ingresso della vasca di decantazione di cui gli impianti sono dotati, impedendo così che il flusso del liquido entri nel sistema di filtraggio dell’area. Si tratta di un’azione necessaria quando si verificano incidenti con conseguenti sversamenti di liquidi pericolosi, soprattutto in concomitanza di ingenti piogge. In alcuni casi il liquido viene convogliato in un’apposita vasca, detta di “’onda nera”, in modo tale che la dispersione nell’ambiente delle sostanze inquinanti sversate venga limitata. Materiali inquinanti e olii vengono periodicamente smaltiti. Se ne occupano ditte specializzate – che operano in funzione della diversa tipologia di sostanze – durante appositi cicli di ripulitura. Ogni impianto di trattamento è monitorato singolarmente e ciò fa sì che tempi di ripristino e costi vengano sensibilmente ridotti con notevole risparmio sui costi di manutenzione.

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 25 Marzo 2025

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